Femminicidio, una legge per tutelare gli orfani

(11.3.2017) Tutele estese, spese processuali a carico dello Stato, reversibilità della pensione ai figli, fondo di solidarietà. Sono alcuni degli elementi della legge sui figli rimasti orfani dopo un crimine domestico approvata dalla Camera con un voto unanime. I sì sono stati 376, nessun voto contrario. Ecco il provvedimento in sintesi.

Tutele estese a minori e non solo. Le nuove tutele si applicano ai figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti della vittima di un omicidio commesso dal coniuge (anche se separato o divorziato), dal partner di un’unione civile (anche se cessata) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza.

Uxoricidio equiparato a parricidio. L’omicidio del coniuge, del partner civile e del convivente viene equiparato a quello dei genitori o dei figli e rientra pertanto nella fattispecie aggravata per la quale è prevista la pena dell’ergastolo. Reclusione invece da 24 a 30 anni se la vittima è divorziata o l’unione civile sia cessata.

Spese processo a carico dello Stato. Gli orfani di crimini domestici potranno accedere al gratuito patrocinio a prescindere dai limiti di reddito. Lo Stato si farà carico delle spese tanto nel processo penale quanto in quello civile, compresi i procedimenti di esecuzione forzata.

Risarcimento danno garantito da sequestro. A tutela del risarcimento del danno a favore dei figli della vittima, il pm che procede per omicidio ha l’obbligo di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’indagato. Agli orfani costituiti parte civile, in sede di condanna (anche non definitiva), spetta a titolo di provvisionale una somma pari al 50% del presumibile danno che sarà liquidato in sede civile. A tal fine è prevista la conversione del sequestro in pignoramento già con la condanna in primo grado.

Ai figli la pensione di reversibilità. Nei confronti del familiare per il quale è chiesto il rinvio a giudizio per omicidio viene sospeso il diritto alla pensione di reversibilità. Durante tale periodo (e fino a quando vi siano i requisiti di legge) la pensione, senza obbligo di restituzione, sarà percepita dai figli della vittima. In caso di proscioglimento o archiviazione, la sospensione viene meno e lo Stato, salvo vi sia stato subentro dei figli, dovrà corrispondere gli arretrati. La condanna e il patteggiamento comportano automaticamente l’indegnità a succedere (sarà direttamente il giudice penale a dichiararla, senza necessità di un’azione civile da parte degli eredi). Peraltro, fino ad archiviazione o proscioglimento, resta sospesa la chiamata all’eredità.

Fondo di solidarietà alle vittime. A decorrere dal 2017 il Fondo per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti viene esteso anche agli orfani di crimini domestici con una apposita dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno per borse di studio e reinserimento lavorativo. Ai figli delle vittime è assicurata assistenza medico-psicologica gratuita fino al pieno recupero psicologico ed è attribuita la quota di riserva prevista per l’assunzione di categorie protette. Se il cognome è quello del genitore condannato in via definitiva, il figlio può chiedere di cambiarlo.

Contro il cyberbullismo per un web sicuro

(06/02/2017)
E’ partita lunedì 6 febbraio da Roma, da Piazza Montecitorio sede della Camera dei deputati, la quarta edizione di “Una vita da social” la campagna itinerante di educazione e prevenzione della Polizia di Stato per un uso consapevole della Rete.  Anche quest’anno Il truck della Polizia postale e delle  comunicazioni toccherà molte città italiane; per adesso sono 45  le tappe previste nel corso delle quali gli operatori della Postale parleranno a studenti insegnati e genitori di pedopornografia online, cyberbullismo, privacy, e adescamento in Rete.

La presidente della Camera, Laura Boldrini, in occasione del lancio dell’iniziativa, ha visitato il truck attrezzato con un’aula multimediale, accompagnata dal vice capo della Polizia  Antonino Cufalo e dal direttore centrale delle Specialità Roberto  Sgalla.

Durante la giornata è stato proiettato nella Sala della Lupa, a Palazzo Montecitorio, il video #Cuoriconnessi sulla giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi connessi a Internet, denominata Safer Internet day che si celebra martedì 7 febbraio.

Per 8 ragazzi su 10 non é¨ grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social si può. Gli attacchi verbali in rete non sono considerati gravi perché  non vi é violenza fisica. La maggior parte, 7 su 10, prende di mira l’aspetto fisico, l’abbigliamento e i comportamenti della vittima, convinti che il malcapitato non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Sono sempre 7 su 10 quelli che non giudicano grave pubblicare immagini non autorizzate che ritraggono la vittima.

Questa la fotografia del cyberbullismo come emerge dalla ricerca dell’Università  la Sapienza presentata in occasione del via al progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il  cyberbullismo per un web sicuro”, organizzato dal Moige con la Polizia di Stato, insieme alla Fondazione Vodafone Italia e Trend Micro per un uso responsabile della rete.

Dai dati della ricerca emerge l’immagine di ragazzi molto poco consapevoli delle regole della rete, degli effetti di comportamenti aggressivi, dell’impatto sulla vittima, di quanti possono accedere e per quanto tempo a tali materiali.

La ricerca, condotta su 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado, rileva un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in rete.

L’82% non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social. L’86% ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi e che, considerato che non si dà luogo a violenza fisica diretta, l’atto aggressivo verbale può essere considerato non grave e irrilevante.

Il 76% dichiara che insulti o frasi aggressive riguardano l’aspetto fisico, l’abbigliamento, i comportamenti. Il 71% dichiara che la vittima non avrà  alcuna conseguenza dagli attacchi. Il 68% dichiara che non è  grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima. Gli insulti ripetuti o la pubblicazione di immagini lesive sono ritenuti leciti perché  ritenuti circoscritti ad un ristretto numero di persone che ne avrebbero accesso.

I temi sui quali le condotte aggressive si concentrano riguardano: l’aspetto fisico, comportamenti di chiusura, di timidezza, elementi di non aggregazione a gruppi forti,l’abbigliamento, la scarsa disinvoltura, la carenza di coraggio, la non propensione verso le trasgressioni, aspetti che riguardano la religione, condotte aderenti alle regole, dipendenza da genitori, il “mostrarsi paurosi”. Inoltre: le condotte definite “da bambino”, non da giovane “Smart” sono particolarmente ridicolizzate.

I meccanismi dell’aggressione in rete evidenziano la particolare insistenza ed il compiacimento nell’esporre la vittima, accanto ad una assenza di empatia e di incapacità  di percepire conseguenze ed effetti: sembra che il mondo virtuale si configuri come caratterizzato dalla possibilità di conferire liceità ad ogni comportamento.

Il progetto di prevenzione, che ha preso il via lunedì 6 febbraio, “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro’ coinvolgerà  40.405 studenti e più  di 80.000 tra docenti e genitori, presenti in 114 scuole medie di 15 regioni.

Attraverso attività educational interattive, materiali didattici e open day sarà  promossa una maggiore consapevolezza delle problematiche legate all’utilizzo improprio del web.

L’azione di sensibilizzazione e di prevenzione si realizzerà  attraverso interventi formativi e informativi: tra cui piattaforma educativa,kit didattico, App.

Cyberbullismo, serve una nuova legge

06/02/2017
“Non possiamo concludere la legislatura  senza aver definitivamente approvato la legge contro il cyberbullismo”. Lo ha detto lunedì 6 febbraio la vicepresidente della Camera Marina Sereni (Pd) intervenendo a Montecitorio all’incontro “Be the change: unite for a better Internet” in occasione del Safer internet day 2017.

“Trovare il modo migliore – ha sottolineato Sereni – per rendere  complementari i diversi punti di vista e il più efficace  possibile l’azione di prevenzione e contrasto dei ’pericoli’ che i nostri ragazzi possono incontrare nella rete non è tuttavia  scontato. Il travagliato iter della proposta di legge sulla lotta  al cyberbullismo è per alcuni aspetti la dimostrazione di questa  complessità e difficoltà”.

Sereni ha ricordato che la proposta di legge per contrastare il  cyberbullismo è stata “approvata in prima lettura dal Senato poi  modificata dalla Camera (20 settembre 2016) e nuovamente  approvata con modificazioni dal Senato pochi giorni fa. La  proposta di legge introduce una serie di misure di carattere  educativo e formativo, finalizzate in particolare a favorire una  maggior consapevolezza tra i giovani del disvalore di  comportamenti persecutori che, generando spesso isolamento ed  emarginazione, possono portare a conseguenze anche molto gravi su  vittime in situazione di particolare fragilità”.

“Sono essenzialmente due le tipologie di interventi attraverso le quali bullismo e cyberbullismo possono essere contrastati: le misure repressive e sanzionatorie, che puntano a colpire i responsabili di comportamenti disdicevoli in rete per evitare che possano ripetersi; le misure educative, che danno priorità all’informazione e alla diffusione di una maggiore consapevolezza tra gli adolescenti circa la gravità di determinati comportamenti”, ha spiegato la vicepresidente della Camera.

“In definitiva – ha osservato – è quest’ultima l’impostazione  adottata dal Senato, che ha eliminato dal testo alcune delle  modifiche introdotte dalla Camera e, in particolare, ha ricondotto il nucleo dell’intervento normativo al solo cyberbullismo (non anche al più generico bullismo) e alla tutela dei soli adolescenti, rispetto ai quali l’intervento educativo è ritenuto maggiormente efficace rispetto a quello repressivo. Per questo motivo, la proposta di legge adesso circoscrive al solo minorenne che abbia compiuto i 14 anni e ai genitori di minorenni la possibilità, a fronte di atti di cyberbullismo, di chiedere al gestore del sito Internet o del social media l’adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi (oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti specifici che costituiscono cyberbullismo), mentre il testo approvato dalla Camera consentiva a chiunque di attivarsi, e dunque anche a fronte di atti in danno di maggiorenni”.

“Inoltre – ha ricordato – la proposta introduce l’istituto dell’ammonimento del questore, mutuato dalla disciplina dello stalking, applicabile prima che sia presentata una denuncia penale per fatti di cyberbullismo commessi da minore ultra quattordicenne in danno di altro minore (il Senato ha maggiormente dettagliato le condotte che possono consentire un intervento preventivo del questore ed ha precisato che gli effetti dell’ammonimento cessano con la maggiore età).

Infine, il Senato ha espunto dalla proposta le disposizioni di carattere penale (il testo approvato dalla Camera, infatti, introduceva un’aggravante specifica per lo stalking informatico o telematico, aggravava la pena anche se i fatti erano commessi con specifiche modalità, prevedeva la confisca obbligatoria dei beni e degli strumenti informatici e telematici utilizzati per la commissione del reato di stalking informatico o telematico). Non possiamo non trovare un equilibrio tra i diversi elementi, non possiamo concludere la legislatura senza aver definitivamente  approvato la legge contro il cyberbullismo”.

778 immigrati tratti in salvo, 130 sono minori

(28.01.2017)
778 migranti tratti in salvo, di cui 130 minori, in massima parte non accompagnati. E’ il bilancio dello sbarco avvenuto questa mattina, sabato 28 gennaio, nel porto di Catania, il terzo e numericamente più consistente salvataggio portato a  termine dall’avvio del progetto di protezione e assistenza in mare dei minori stranieri lanciato da Unicef e Intersos in accordo con la Guardia Costiera.

A un mese dall’avvio della collaborazione, si legge in una nota  dello steso Intersos, sono cinque le missioni di soccorso in mare (due delle quali di pattugliamento) nel corso delle quali gli operatori del progetto Unicef – Intersos hanno assistito un totale di 251 bambini e ragazzi, di cui oltre 200 non accompagnati (Msna), pari al 17% dei 1475 migranti tratti in salvo. Gli operatori specializzati e i mediatori culturali del
progetto Unicef-Intersos sono stati impegnati in attività di individuazione, informazione e protezione dei minorenni migranti non accompagnati.

Per tutte le persone tratte in salvo, una volta a bordo, il primo passo è la raccolta dati da parte degli ufficiali della  Guardia Costiera, che chiedono a ciascun migrante l’età e la nazionalità e ne annotano il sesso.

È durante questa fase che il personale Unicef e Intersos affianca l’equipaggio e raccoglie i dati relativi ai migranti che si dichiarano minori.

Dopodiché avviene lo screening sanitario attraverso il quale i casi urgenti  (la patologia maggiormente riscontrata è l’ipotermia causata dal  freddo) o sospetti vengono separati dal resto del gruppo per procedere alle medicazioni e cure. A seguire si procede con la distribuzione di coperte, vestiti, acqua calda zuccherata, dei  pasti e Dignity Kits.

A bordo delle navi “Diciotti”, “Dattilo” e “Gregoretti” sono stati allestiti spazi per i bambini con giochi, libri e colori,  gestiti dagli operatori Unicef e Intersos per rendere il viaggio verso la terra ferma il più sereno possibile per i più piccoli.  

Per quel che concerne la procedura di sbarco, a terra gli operatori Unicef e Intersos affidano i minori non accompagnati alle autorità competenti, che stabiliscono il loro collocamento nei centri di accoglienza.

“Questo progetto – afferma il Responsabile Migrazione di Intersos Cesare Fermi – rappresenta un importante sviluppo dell’impegno che Intersos porta avanti da anni per la tutela dei  minori stranieri che arrivano nel nostro Paese. Quando parliamo  di minori, e in particolare di minori non accompagnati, costretti ad affrontare in solitudine il difficile e pericoloso viaggio verso l’Europa, la protezione è la priorità numero uno. Anche questo mese parliamo di numero impressionanti: quasi il 20% dei migranti tratti in salvo sono minori, per la stragrande  maggioranza non accompagnati. Per questo è decisivo che l’assistenza psicosociale e la tutela dei loro diritti, a cominciare dalla corretta certificazione dell’età, inizi già a bordo delle navi”.

“I bambini e gli adolescenti che affrontano la traversata del  Mediterraneo, e prima di questo altre durissime e traumatiche prove, hanno diritto alla massima protezione e assistenza  possibili” aggiunge il Presidente dell’Unicef Italia Giacomo  Guerrera. “Siamo orgogliosi di poter affiancare la Guardia Costiera in queste missioni che salvano ogni anno decine di migliaia di vite umane e rendono davvero onore al nostro paese”.  

L’accordo tra Unicef, Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, e Intersos, l’organizzazione umanitaria italiana in prima linea nelle emergenze, ha l’obiettivo di incrementare l’assistenza ai  minorenni stranieri non accompagnati che giungono sul territorio nazionale. Questa collaborazione – è la speranza delle tre realtà  coinvolte – rappresenta lo spirito di solidarietà che deve  animare tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei bambini e  delle bambine del mondo.

Adolescenti, lo smartphone come una prigione

(29.07.2016)
Lo  smartphone può creare dipendenza e le app, i giochi, i social network rischiano di diventare simili alle sbarre di una prigione. E’ quello che rischiano gli adolescenti (ma non solo) che vivono in uno stato di perenne connessione alla rete. L’allarme viene lanciato da alcune ricerche svolte durante i mesi della scuola da Quore (associazione bolognese di psicologi e psicoterapeuti) e da uno studio elaborato da  Sos Telefono Azzurro con Doxadis.

Quore ha intervistato 300 ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 12 anni della provincia di Bologna, sottoponendo loro un questionario. E’ emerso che, durante le ore di lezione, l’uso del telefonino è limitato ma durante il resto del giorno il 99% dei ragazzi è quasi costantemente connesso, occhi fissi sullo schermo dello smartphone.

La ricerca di Telefono Azzurro ha invece coinvolto 600 ragazzi di tutta Italia tra i 12 e i 18 anni e 600 genitori. La situazione è preoccupante: il 17% dei giovani intervistati ammette di non riuscire a staccarsi dallo smartphone, il 45% si connette più volte al giorno, e il 21% è afflitto da “vamping” (si sveglia durante la notte per controllare i messaggi sul cellulare). Un fenomeno che viene definito “nomofobia”, che indica la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile.

L’unità operativa di Psichiatria e psicoterapia dell’Ospedale di Bologna ha dato vita  a un team che segue 200 ragazzi l’anno. Di questi, il  il 13% soffre della “sindrome del ritiro” e non esce di casa. Secondo gli esperti, dietro l’uso compulsivo di smartphone e pc, si nascondono ansia, depressione e disagi psicologici. E la piattaforma più usata dai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni non è Facebook ma WhatsApp.

Sulla questione interviene anche l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna: smartphone e altri strumenti tecnologici di comunicazione “dovrebbero rendere più semplice la fruizione della realtà e invece sono causa di dipendenza che, iniziando dall’età adolescenziale, può perdurare fino all’età adulta”.

Secondo Anna Maria Ancona, presidente degli psicologi dell’Emilia Romagna, “il cellulare è ormai diventato un’estensione del nostro corpo. E nessuno penserebbe di fare a meno del proprio braccio. Soprattutto in soggetti già fragili i rischi sono molti, perché si perdono i rapporti umani. Questa situazione è accompagnata da attacchi di panico e stress”. Secondo Fabiana Forni di Quore, “questo tipo di dipendenza può aprire la strada a problemi più gravi con altre dipendenze”.

Dagli esperti arriva anche un rimprovero ai genitori, che non intervengono di fronte a segnali preoccupanti. “È chiaro che sono le mamme e i papà a comprare lo smartphone a ragazzini che altrimenti non potrebbero permetterselo – aggiunge Forni -. Sono loro i primi a volerli vedere omologati agli altri, spesso non sono i figli a chiedere il cellulare”

Finalmente, le vacanze! Consigli utili per genitori e figli

(09.07.2016)
Vacanze estive, tempo di sole, di relax, di attività alternative, di gioco, gite. Si “rompe” con il tran tran di tutto l’anno. Siamo entrati in quello che dovrebbe essere uno dei periodi più belli dell’anno. Poi, è vero, ci sono anche i compiti delle vacanze a cui si aggiunge, propri nel periodo delle vacanze estive, un ‘nemico’ da prevenire: si tratta della noia, spesso frutto della monotonia e della mancanza di interessi.

Per affrontare questo “nemico” (la noia), Come affrontare allora questo “nemico”? I pediatri della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) proprio in questi giorni hanno divulgato alcuni consigli utili a genitori e ragazzi.

Eccoli

Evitare la ripetitività

Come sottolinea il Dott. Piercarlo Salari, pediatra a Milano e responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS,”

“E’ bene evitare la ripetitività”, sottolinea il Dott. Piercarlo Salari,pediatra a Milano e responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS. Sì, ma come? “Alcuni centri estivi – risponde . offrono programmi articolati, ma bisognerebbe non delegare totalmente ad essi la gestione del tempo del bambino, al quale sarebbe utile proporre attività alternative, come una gita, la visita a un parco naturale o qualcosa da organizzare in base ai suoi desideri”.

Ma i genitori non rischiano di sentirsi in colpa nell’affidare il tempo libero dei loro figli ad altri? “I genitori – afferma il dott Piercarlo Salari – dovrebbero evitare di incorrere in sensi di colpa. Non devono pensare di “abbandonarli” se li iscrivono a centri o college estivi) e mantenere la stessa rigidità di orari del periodo scolastico. Certo, subito dopo la fine degli impegni scolastici ci vorrebbe una settimana per recuperare le energie psicofisiche e per il bambino è utile poter contare su una maggiore elasticità, che tra l’altro gli può servire anche come opportunità per imparare a gestire i propri tempi”.

Fare sport e attività all’aria aperta

Melita Cavallo al Salone del Libro

08/05/2016
“Si fa presto a dire famiglia”. E’ il libro, edito da Laterza, scritto da Melita Cavallo, già presidente della Commissione Adozioni Internazionali, che sarà presentato dall’autrice domenica 15 maggio alle 11 nel Salone del Libro di Torino. Nel libro, Melita Cavallo (che è stata anche Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma) racconta dei casi incontrati nella sua lunga carriera nell’ambito del diritto minorile e di famiglia.

Alla presentazione, titolata “Famiglia 3.0” e coordinata da Anna Maria Colella (direttore dell’Arai, Agenzia Regionale Adozioni Internazionale), interverranno anche Marilena Dellavalle (docente di Servizio Sociale, Università di Torino), Sara Lusso (neuropsichiatra ASL To2), Piercarlo Pazè (magistrato minorile).

Operatori nei casi di abuso sessuale all’infanzia: nuova Dichiarazione di Consenso del Cismai

(25.04.2016)
La Nuova Edizione (2015) della “Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale all’infanzia”  è stata presentata lunedì 18 aprile a Torino, nel Centro Incontri della Regione Piemonte di corso Stati Uniti 23, nel corso di un seminario di studio organizzato dal Cismai (Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) in  collaborazione con la Regione Piemonte.

Il documento, riproposto dal CISMAI  a quasi 15 anni dalla versione precedente, frutto di una ricerca approfondita e mirata nella letteratura scientifica nazionale e internazionale, è stato presentato dalla dottoressa Marinella Malacrea, neuropsichiatra infantile del Centro Tiama di Milano.

Nel corso dell’incontro, il dottor Dario Merlino, psicologo della Cooperativa Paradigma di Torino, ha presentato la ricerca promossa da CISMAI, Terre des Hommes e Agia (Autorità Garante Infanzia e Adolescenza, sul fenomeno del maltrattamento all’infanzia in Italia.

Per scaricare i documenti

https://drive.google.com/open?id=1cTW5NeRFw8JLkOGUW6Q-dxXx_M760lS6
https://drive.google.com/open?id=1WZpjGP8i-nAvSRVoNNbZnRV_lxJbBc2

Giustizia minorile a rischio? Se ne parla il 6 maggio a Torino

(25.04.2016)
“Giustizia minorile a rischio?” La proposta di riforma in discussione in Parlamento che mira ad accorpare alla Giustizia ordinaria le procure e i Tribunali minorili sarà al centro di un dibattito organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, venerdì 6 maggio alle 15 nella Sala Lauree Blu del Campus Luigi Einaudi in Lungo Dora Siena 100/A a Torino.

A introdurre i lavori sarà Camilla Losana, già presidente del Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta. Parteciperà Anna Rossomando, della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Relazioni di: Stefano Covazzo, presidente del Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta; Anna Maria Baldelli, procuratore capo della Repubblica pressi il Tribunale dei Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta; Francesco Enrico Saluzzo, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Torino; Laura Dutto, avvocato, presidente della Camera minorile di Torino; Antonio Pappalardo, direttore del Centro per la Giustizia Minorile del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Massa Carrara.

Interverranno: Monica Cerutti, assessore regionali alle politiche giovanili; Franca Seniga, assistente sociale responsabile area minori Cisap Collegno-Grugliasco e giudice onorario del Tribunale dei Minorenni; Joelle Long, docente di diritto di famiglia presso il dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Torino; Giancarlo Di Vella, docente di medicina legale dell’Università di Torino; Anna Marta Alcayde-Diaz, dirigente responsabile psicologia dell’età evolutiva Aslo To1; Orazio Pirro, direttore Neuropsichiatria Infantile Asl To1.  

Presiede il dibattito Laura Scomparin, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza.

Intervista della Voce del Tempo con Anna Maria Baldelli

Intervista della Voce del Tempo con Armando Spataro procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino