Cyberbullismo, la legge c’è

(22.05.17)

E’ stata approvata il 16 maggio la proposta di legge per la tutela dei minori e la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo.

Il provvedimento, composto da sette articoli, pone al centro la tutela dei minori (sia autori, sia vittime di illeciti), privilegiando azioni di carattere formativo-educativo rispetto ad un’impostazione maggiormente repressiva e sanzionatoria.

Ecco le principali novità del provvedimento:

  • prevenire e contrastare il cyberbullismo, inteso come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on-line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.
  • ciascun minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità genitoriale può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato del minore vittima di cyberbullismo, previa conservazione dei dati originali da identificare espressamente tramite relativo URL (Uniform resource locator). Qualora entro le ventiquattro ore successive l’istanza non vi sia stata alcuna comunicazione da parte del responsabile ed entro le quarantotto ore non abbia provveduto o non sia possibile individuare il titolare del trattamento o il gestore del sito internet o del social media, l’interessato può fare istanza al Garante per la protezione dei dati personali, il quale provvede entro quarantotto ore dal ricevimento della richiesta;
  • istituito un tavolo tecnico di lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, senza nuovi  o maggiori oneri per la finanza pubblica, il quale, entro sessanta giorni dal suo insediamento, ha il compito di redigere un piano di azione integrato per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, nonché quello di realizzare un sistema di raccolta dei dati per monitorare l’evoluzione dei fenomeni anche avvalendosi della collaborazione con la Polizia postale e le altre forze di polizia.
  • la Presidenza del Consiglio dei Ministri, promuove, altresì, periodiche campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione sui fenomeni del cyberbullismo avvalendosi a tal fine dei principali media.
  • in ogni istituto scolastico verrà individuato fra i propri docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del fenomeno.
  • la Polizia postale e delle comunicazioni deve relazionare annualmente il tavolo tecnico sugli esiti delle misure di contrasto al fenomeno. Inoltre, è disposto l’ulteriore stanziamento di 203 mila euro per gli anni 2017, 2018 e 2019 per lo svolgimento di attività di formazione in ambito scolastico e territoriale, finalizzate alla sicurezza dell’utilizzo della rete internet, nonché alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo;

viene mutuata dalla disciplina dello stalking la procedura dall’ammonimento, prevedendo che fino a quando non sia stata proposta querela o denuncia per i reati di diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati, commessi mediante l’utilizzo della rete internet da minorenni di età superiore ai quattordici anni in danno di altri minorenni, il questore convochi il minore, unitamente a un genitore o ad altro soggetto esercente la potestà genitoriale, ammonendo il medesimo. Gli effetti della predetta procedura cessano al compimento del diciottesimo anno di età

Adozioni, crollano le domande. Nel 2015 arrivi diminuiti del 15%

(11/5/2017)
Adozioni internazionali (e nazionali) in netto calo. Crolla il numero delle famiglie disponibili ad aprirsi all’accoglienza: meno 11,2% per l’adozione internazionale, meno 10% per quella nazionale. L’ultima statistica disponibile, relativa al 2015, è stata resa nota dal Ministero della Giustizia, In quell’anno le adozioni internazionali portate a termine sono state 1.741 (il 16,4% in meno rispetto al 2014, quando furono 2.082). Un crollo, se si considera che nel 2009 le adozioni internazionali furono 3.397: in sei anni il numero di minori arrivati nel nostro Paese si è quasi dimezzato.

Calano anche i decreti di idoneità rilasciati dai tribunali per i minorenni (2.929, il 10% in meno rispetto ai 3.524 del 2014) e le domande di disponibilità presentate dalle famiglie. Nel 2005, i decreti furono 6.243: il calo in dieci anni è stato quindi del 53,1%. Il calo dei decreti è conseguente al fatto che, nel 2015, solo 3.668 coppie hanno presentato domanda, con una diminuzione dell’11,2% rispetto al 2014, quando furono 4.130 le coppie disponibili all’adozione internazionale, e del 53,5% rispetto alle 7.882 del 2005.

Le cose non migliorano sul fronte dell’adozione nazionale. Nel 2015 sono stati dichiarati adottabili 1.345 bambini (di cui 257 non riconosciuti alla nascita) ma le adozioni portate a termine sono state 1.057: quindi 288 minori – forse perchè già adolescenti, forse con problemi psicofisici – non hanno trovato accoglienza.

Diminuite, anche sul piano nazionale, le famiglie disponibili all’adozione. Dalle 16.538 coppie che avevano presentato domanda nel 2006 si è passati alle 9.007 del 2015 (erano state 10.007 nel 2014).

Non è del tutto vero però che gli oltre 5 milionidi coppie sposate senza figli abbiano escluso qualsiasi ipotesi di genitorialità, visto che nel 2015 sono state 75 mila le donne che si sono sottoposte a pratiche di fecondazione assistita. Le fecondazioni coronate da successo sono state solo 12 mila e i bimbi effettivamente nati 9 mila.

(sintesi da L’Avvenire del 17 marzo 2016. Luciano Moia: “Fuga dalle adozioni e crollano le domande”)

Laura Laera, vicepresidente della Cai

(11.5.2017)
Una nomina che riaccende la speranza di genitori adottivi, associazioni ed enti che si occupano di adozioni. La speranza che la nomina alla vicepresidenza della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) di Laura Laera, magistrato e presidente del Tribunale dei Minori di Firenze, riporti l’ente a una gestione efficace e utile, che lasci alle spalle gli ultimi anni di difficoltà, polemiche e disservizi che hanno reso ancor più difficile il già complesso cammino verso l’adozione internazionale.

Laura Laera vanta una lunga esperienza nell’ambito della giustizia minorile: dal 2012 è presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, dopo più di 25 anni di servizio al Tribunale per i Minorenni di Milano.

Non poche le sfide che attendono il magistrato: la CAI negli ultimi tre anni di gestione di Silvia della Monica non si è mai riunita in forma collegiale (se non in occasione del suo insediamento alla vicepresidenza nel febbraio del 2014), non ha più pubblicato i report annuali sulle adozioni internazionali, i rimborsi delle spese adottive alle famiglie sono fermi alle adozioni concluse nel 2011. C’è molto da fare  per ridare slancio alle adozioni in Italia, che hanno registrato una forte diminuzione negli ultimi . Le famiglie adottive italiane, le associazioni di genitori e gli enti adottivi guardano quindi a questa nomina sperando in un radicale cambio di rotta.

Laura Laera il 18 maggio 2016 in occasione dell’audizione davanti alla Commissione giustizia della Camera nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’attuazione della legislazione in materia di adozioni e affido ha espresso la sua visione su alcuni temi riguardanti l’attuale legge sull’adozione:È molto difficile stare al passo con i cambiamenti che abbiamo avuto in questi ultimi decenni. Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. È del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato. I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Anche noi giudici, che lavoriamo su questi temi da tanti anni, abbiamo le nostre difficoltà. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio ‘laico’”.

Sempre in Commissione giustizia, nell’ambito di un’eventuale semplificazione dell’attuale iter per l’adozione internazionale: “Stiamo molto attenti a parlare di adozioni internazionali più facili e veloci […] l’adozione internazionale non è un istituto facile. Questi tempi di attesa, questi 10-12 mesi, sono utili anche alla maturazione della coppia, che quando si avvicina al mondo dell’adozione deve compiere un percorso. Adottare non è proprio come divenire genitori di un figlio naturale, è un’altra cosa, più complessa. È necessaria una maturazione, una consapevolezza delle difficoltà dell’adozione, delle risorse che si possono mettere a disposizione. È come un tempo di gestazione”.

(sintesi dal sito web de Il Sole 24 ore –  articolo di Stefania Vadrucci)