Adolescente adottato: chi ero, chi sono, chi sarò?

(07.04.2019)
Adolescente adottato: uno spazio per gli adolescenti adottati: è la proposta dell’Associazione Il Melo – Centro Studi per la cura del bambino e della famiglia, associazione culturale senza fini di lucro che dal 2010, in collaborazione con la Regione Piemonte e il finanziamento della Compagniadi Sanpaolo, promuove progetti ADO finalizzati alla prevenzione e al trattamento delle situazioni di crisi adottive.

All’interno del progetto ADO_7, avviato nell’ottobre 2018, verranni attivati due percorsi rivolti a ragazzi preadolescenti e adolescenti, figli adottivi, di età compresa tra gli 11 e i 14 anni e tra i 15 e i 18 anni.
L’obiettivo principale di tale proposta è offrire uno spazio, fisico e mentale, in cui i ragazzi si possano esprimere liberamente sulla propria esperienza di adozione. Un gruppo di coetanei per condividere  esperienze simili, domande, pensieri e fantasie.  Un spazio dove la riflessione, il dialogo e il confronto di gruppo possano offrire la possibilità di “ricostruire” e “rielaborare” la propria storia e la propria identità.

Il percorso per ciascun gruppo sarà costituito da 8 incontri che si svolgeranno presso il locali dell’Associazione Il Melo il sabato mattina dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nelle seguenti date: 

Preadolescenti (11 e 14 anni): 21 settembre, 5 ottobre, 19 ottobre, 9 novembre, 23 novembre, 7 dicembre, 11 gennaio, 25 gennaio

Adolescenti (15 e 18 anni): 28 settembre, 12 ottobre, 26 ottobre, 16 novembre, 30 novembre, 14 dicembre, 18 gennaio, 1 febbraio

Prima dell’inizio dell’attività di ciascun gruppo, e al termine della stessa, sarà effettuato da uno degli psicologi che condurranno l’attività un colloquio con i genitori del minore.

Il costo complessivo del progetto, come per i progetti passati, sarà tripartito tra differenti soggetti: il 75% del progetto è finanziato dalla Compagnia di Sanpaolo, l’Associazione il Melo copre il 10% e il restante 15% viene richiesto alle famiglie sotto forma di contributo.

Nel dettaglio per ogni partecipante è richiesto un contributo pari a 80 euro da pagare prima dell’inizio dell’attività.

Qualora siate interessati alla nostra proposta vi invitiamo a compilare il modulo allegato e rispedirlo entro il 31 maggio 2018 alla mail associazioneilmelo@gmail.com

Sarete successivamente contattati da un componente dell’equipe Il Melo, per confermare o meno l’accettazione della vostra richiesta.

Uno spazio per gli adolescenti adottati

(01.06.2018)
L’Associazione Il Melo – Centro Studi per la cura del bambino e della famiglia – è un’associazione culturale senza fini di lucro che dal 2010, in collaborazione con la Regione Piemonte e il finanziamento della Compagnia
di Sanpaolo, porta avanti i progetti ADO finalizzati alla prevenzione e al trattamento delle situazioni di crisi adottive.

All’interno del progetto ADO_6, iniziato nel gennaio 2018, verrà attivato un percorso rivolto a ragazzi adolescenti, figli adottivi, di età compresa tra i 15 e i 18 anni.
L’obiettivo principale di tale proposta è offrire uno spazio, fisico e mentale, in cui i ragazzi si possano esprimere liberamente sulla propria esperienza di adozione. Un gruppo di coetanei per condividere  esperienze simili, domande, pensieri e fantasie.

Un spazio dove la riflessione, il dialogo e il confronto di gruppo possono offrire la possibilità di “ricostruire” e “rielaborare” la propria storia e la propria identità.

Il percorso di gruppo sarà costituito da 8 incontri che si svolgeranno presso il locali dell’Associazione Il Melo il giovedì dalle ore 17.00 alle ore 19.00 nelle date di seguito indicate:
20 settembre, 11 ottobre, 8 e 29 novembre, 13 dicembre, 10 e 31 gennaio, 21 febbraio.

Prima dell’inizio dell’attività di gruppo, e al termine della stessa, sarà effettuato da uno degli psicologi che condurranno l’attività un colloquio con i genitori del minore.

Il costo complessivo del progetto, come per i progetti passati, sarà tripartito tra differenti soggetti: il 75% del progetto è finanziato dalla Compagnia di Sanpaolo, l’Associazione il Melo copre il 10% e il restante 15% viene richiesto alle famiglie sotto forma di contributo.

Nel dettaglio per ogni partecipante è richiesto un contributo pari a 80 euro da pagare prima dell’inizio dell’attività.

Qualora siate interessati alla nostra proposta vi invitiamo a compilare il modulo allegato e rispedirlo entro il 30 giugno 2018 alla mail associazioneilmelo@gmail.com

Sarete successivamente contattati da un componente dell’equipe Il Melo, per confermare o meno l’accettazione della vostra richiesta.

Adozioni internazionali: -23 per cento


(19.03.2018)
Calano del 23% le adozioni internazionali. Sono 1.439  i bambini che nel 2017 hanno trovato una famiglia in Italia, contro i 1.872 dell’anno precedente. E’ quanto emerge dal documento reso noto dalla Commissione adozioni internazionali che nei giorni scorsi ha diffuso i dati degli ultimi due anni, oltre a quelli relativi a gennaio 2018.

Un documento, fa sapere la Cai, che “rappresenta il primo di una più ampia e cadenzata serie di appuntamenti informativi per riflettere e agire per la cura e il benessere dei bambini e delle coppie adottive nell’auspicio di una rinnovata attenzione, a tutti i livelli di responsabilità, ai loro bisogni ed esigenze”. Per questi motivi la Commissione ha ripristinato “la continuità nel monitoraggio dei dati relativi alle adozioni internazionali nel nostro Paese”.

Nel 2017 sono state 1.168 2017 (1.548 nel 2016) le coppie che hanno richiesto l’autorizzazione all’ingresso in Italia di minori stranieri e in media ognuna ha richiesto l’ingresso di 1,2 minorenni all’anno. Un dato che testimonia “l’apertura degli aspiranti genitori adottivi all’accoglienza di più bambini e bambine che spesso appartengono ad una stessa fratria”.

Le regioni. Le coppie più attive risultano quelle delle aree del centro e del nord del paese: ai primi posti Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Liguria mentre i valori più bassi si rilevano nelle regioni del sud e delle isole, in particolare Sicilia e Sardegna. Fa eccezione la Valle d’Aosta, regione nella quale  non si sono perfezionate adozioni nei due anni.

Da dove arrivano i bambini

I paesi di provenienza passano da 44 a 41. Escono di scena Bosnia e Erzegovina, El Salvador, Kazakistan, Mali, Repubblica Ceca ed entrano Honduras e Costa d’Avorio. Cambia l’ordine interno ai primi venti paesi per numero di minori adottati “ma non la sostanza”, spiega la Commissione, che indica in Federazione russa (la prima con il 16% di minori a cui è stata rilasciata l’autorizzazione sia nel 2016 che nel 2017), Colombia, India, Ungheria, Polonia, Vietnam, Brasile e Cina i principali Paesi di provenienza dei bambini, con la sola eccezione della Bielorussia che scivola dall’ottavo posto del 2016 al diciottesimo del 2017. Dai primi dieci paesi arriva  il 73% del totale degli ingressi avvenuti nel corso del 2017  (1.044 bambini dei 1.439 complessivi).

Età media dei bambini sempre più alta

Nel 2017 quasi un bambino su due aveva tra i 5 e i 9 anni al momento dell’ingresso in Italia. E’ questa la classe di età più rappresentata, mentre nel 2000 – anno di avvio del mandato della Commissione per le adozioni internazionali – la fascia di età prevalente era quella da 1 a 4 anni.

Nel 2016 (44%) e ancor più nel 2017 (47%) dunque il primato della classe di età 5-9 anni si consolida: poco meno della metà dei bambini appartiene a questa fascia. “Un dato – sottolinea il report – che è da mettere in relazione alle funzione sussidiaria dell’adozione internazionale  considerata sempre più un istituto cui ricorrere se non si ravvisino idonee condizioni di accoglienza all’interno del Paese stesso”. Stabile nel biennio la distribuzione nella altre fasce di età: il 39% ha tra 1-4 anni  e 13% nel 2016 e 12% nel 2017 ha più di 10 anni. Un travaso si ha invece tra la classe dei bambini piccolissimi, di età inferiore all’anno, con quelli di 5-9 anni: calano i primi dal 4% del 2016 all’1% del 2017, crescono i secondi dal 44% del 2016 al 47% del 2017.

Così a gennaio 2018

La Commissione ha poi diffuso i dati di gennaio 2018, mese che “storicamente rappresenta il picco verso il basso del numero di richieste di autorizzazione all’ingresso di minori stranieri a scopo adottivo pervenute alla Cai”. Sono 59 le coppie italiane che hanno concluso il percorso adottivo con l’ingresso in Italia di almeno un minore. La regione con il più alto numero di ingressi è la Lombardia mentre “è da notare che sono diverse le regioni che in questo mese non hanno concluso adozioni internazionali” (Calabria, Molise, Umbria, Friuli Venezia-Giulia e Valle d’Aosta).

Ciascuna delle restanti 14 conta, invece, un numero di coppie che non supera le 7 unità.  Sono stati 67 i minori autorizzati all’ingresso; perlopiù appartengono alla fascia di età compresa tra i 5 e i 9 anni (57% del totale), consolidando la prevalenza di questa classe di età negli anni e la crescita più in generale dell’età media degli adottati. Limitatissimi i casi di ingressi di bambini con età inferiore all’anno, così come con più di 10 anni. La Federazione Russa, come ormai rilevato da diversi anni, rimane il Paese di provenienza con il più alto valore di minori adottati .


(fonti :  http://www.commissioneadozioni.it –  http://www.redattoresociale.it/

“Adolescente adottato. Chi ero, chi sono, chi sarò?”

(26.10.2017)
E’ il progetto proposto dall’Associazione Il Melo, cofinanziato dalla Compagnia di San Paolo.

In cosa consiste? Nel dar vita a gruppi di incontro e di condivisione per ragazzi di età compresa tra 11 e 14 anni e per ragazzi di età compresa tra 15 e 18 anni.

Il programma prevede dieci incontri con cadenza quindicinale da gennaio a giugno 2018.  Ogni gruppo sarà formato al massimo da 10 persone e sarà condotto da due psicologi de Il Melo.

Per informazioni telefonare 011.0262665 o scrivere a associazioneilmelo@gmail.com
E’ prevista una quota di partecipazione

Adozioni, crollano le domande. Nel 2015 arrivi diminuiti del 15%

(11/5/2017)
Adozioni internazionali (e nazionali) in netto calo. Crolla il numero delle famiglie disponibili ad aprirsi all’accoglienza: meno 11,2% per l’adozione internazionale, meno 10% per quella nazionale. L’ultima statistica disponibile, relativa al 2015, è stata resa nota dal Ministero della Giustizia, In quell’anno le adozioni internazionali portate a termine sono state 1.741 (il 16,4% in meno rispetto al 2014, quando furono 2.082). Un crollo, se si considera che nel 2009 le adozioni internazionali furono 3.397: in sei anni il numero di minori arrivati nel nostro Paese si è quasi dimezzato.

Calano anche i decreti di idoneità rilasciati dai tribunali per i minorenni (2.929, il 10% in meno rispetto ai 3.524 del 2014) e le domande di disponibilità presentate dalle famiglie. Nel 2005, i decreti furono 6.243: il calo in dieci anni è stato quindi del 53,1%. Il calo dei decreti è conseguente al fatto che, nel 2015, solo 3.668 coppie hanno presentato domanda, con una diminuzione dell’11,2% rispetto al 2014, quando furono 4.130 le coppie disponibili all’adozione internazionale, e del 53,5% rispetto alle 7.882 del 2005.

Le cose non migliorano sul fronte dell’adozione nazionale. Nel 2015 sono stati dichiarati adottabili 1.345 bambini (di cui 257 non riconosciuti alla nascita) ma le adozioni portate a termine sono state 1.057: quindi 288 minori – forse perchè già adolescenti, forse con problemi psicofisici – non hanno trovato accoglienza.

Diminuite, anche sul piano nazionale, le famiglie disponibili all’adozione. Dalle 16.538 coppie che avevano presentato domanda nel 2006 si è passati alle 9.007 del 2015 (erano state 10.007 nel 2014).

Non è del tutto vero però che gli oltre 5 milionidi coppie sposate senza figli abbiano escluso qualsiasi ipotesi di genitorialità, visto che nel 2015 sono state 75 mila le donne che si sono sottoposte a pratiche di fecondazione assistita. Le fecondazioni coronate da successo sono state solo 12 mila e i bimbi effettivamente nati 9 mila.

(sintesi da L’Avvenire del 17 marzo 2016. Luciano Moia: “Fuga dalle adozioni e crollano le domande”)

Laura Laera, vicepresidente della Cai

(11.5.2017)
Una nomina che riaccende la speranza di genitori adottivi, associazioni ed enti che si occupano di adozioni. La speranza che la nomina alla vicepresidenza della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) di Laura Laera, magistrato e presidente del Tribunale dei Minori di Firenze, riporti l’ente a una gestione efficace e utile, che lasci alle spalle gli ultimi anni di difficoltà, polemiche e disservizi che hanno reso ancor più difficile il già complesso cammino verso l’adozione internazionale.

Laura Laera vanta una lunga esperienza nell’ambito della giustizia minorile: dal 2012 è presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, dopo più di 25 anni di servizio al Tribunale per i Minorenni di Milano.

Non poche le sfide che attendono il magistrato: la CAI negli ultimi tre anni di gestione di Silvia della Monica non si è mai riunita in forma collegiale (se non in occasione del suo insediamento alla vicepresidenza nel febbraio del 2014), non ha più pubblicato i report annuali sulle adozioni internazionali, i rimborsi delle spese adottive alle famiglie sono fermi alle adozioni concluse nel 2011. C’è molto da fare  per ridare slancio alle adozioni in Italia, che hanno registrato una forte diminuzione negli ultimi . Le famiglie adottive italiane, le associazioni di genitori e gli enti adottivi guardano quindi a questa nomina sperando in un radicale cambio di rotta.

Laura Laera il 18 maggio 2016 in occasione dell’audizione davanti alla Commissione giustizia della Camera nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’attuazione della legislazione in materia di adozioni e affido ha espresso la sua visione su alcuni temi riguardanti l’attuale legge sull’adozione:È molto difficile stare al passo con i cambiamenti che abbiamo avuto in questi ultimi decenni. Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. È del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato. I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Anche noi giudici, che lavoriamo su questi temi da tanti anni, abbiamo le nostre difficoltà. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio ‘laico’”.

Sempre in Commissione giustizia, nell’ambito di un’eventuale semplificazione dell’attuale iter per l’adozione internazionale: “Stiamo molto attenti a parlare di adozioni internazionali più facili e veloci […] l’adozione internazionale non è un istituto facile. Questi tempi di attesa, questi 10-12 mesi, sono utili anche alla maturazione della coppia, che quando si avvicina al mondo dell’adozione deve compiere un percorso. Adottare non è proprio come divenire genitori di un figlio naturale, è un’altra cosa, più complessa. È necessaria una maturazione, una consapevolezza delle difficoltà dell’adozione, delle risorse che si possono mettere a disposizione. È come un tempo di gestazione”.

(sintesi dal sito web de Il Sole 24 ore –  articolo di Stefania Vadrucci)

Disturbi dell’apprendimento nei bambini e nei ragazzi adottati

(13.04.2016)
I disturbi dell’apprendimento nei bambini e nei ragazzi adottati sono stati al centro dell’intervento della dott.ssa Daniela Cazzari, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Il Melo,  sabato  2 aprile nella sala polivalente del Comune di Torino in via Leoncavallo 23

I bambini adottati hanno maggiori possibilità di sviluppare un Disturbo Specifico di Apprendimento. “Le ragioni . ha spiegato Daniela Cazzari – sono di ordine genetico, ambientale e, spesso, sonoriconducibili al suo adattamento nel “qui ed ora”. Le difficoltà di ordine psicologico che si accompagnano normalmente al Disturbo Specifico di Apprendimento sono amplificate, nel caso del bambino adottivo, dagli eventi traumatici che hanno caratterizzato la sua prima infanzia, primo fra tutti la ferita dell’abbandono”.

Un evento traumatico, l’abbandono, che va a peggiorare il quadro clinico del Disturbo Specifico di Apprendimento, emergendo anche in termini di “schemi maladattivi”  e comportamenti non adeguati che erano funzionali nel contesto preadottivo e che adesso non lo sono più. Tali comportamenti vengono talvolta messi in atto in maniera non consapevole in virtù di modalità operative interiorizzate e che riemergono attraverso la memoria implicita. “Per questo motivo – ha spiegato Daniela Cazzari –  è importante cogliere i segnali che riportano all’evento traumatico e sfruttare le occasioni che il bambino-ragazzo offre per poterlo elaborare, a seconda dello scenario che ci troviamo davanti. L’accessibilità all’evento traumatico non è infatti possibile in tutte le fasi di vita della vita del bambino perché in un primo momento egli è impegnato ad adattarsi al nuovo ambiente. In tal caso aiutarlo a superare le difficoltà scolastiche derivanti da un Disturbo dell’Apprendimento è importante per aiutarlo a percepire un senso di autoefficacia e migliorare la sua autostima; elemento che lo rafforzerà per affrontare più efficacemente la rielaborazione dei vissuti preadottivi quando sarà il momento”.