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Laura Laera, vicepresidente della Cai

Una nomina che riaccende la speranza di genitori adottivi, associazioni ed enti che si occupano di adozioni. La speranza che la nomina alla vicepresidenza della Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) di Laurea Laera, magistrato e presidente del Tribunale dei Minori di Firenze, riporti l’ente a una gestione efficace e utile, che lasci alle spalle gli ultimi anni di difficoltà, polemiche e disservizi che hanno reso ancor più difficile il già complesso cammino verso l’adozione internazionale.

Laura Laera vanta una lunga esperienza nell’ambito della giustizia minorile: dal 2012 è presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, dopo più di 25 anni di servizio al Tribunale per i Minorenni di Milano.

Non poche le sfide che attendono il magistrato: la CAI negli ultimi tre anni di gestione di Silvia della Monica non si è mai riunita in forma collegiale (se non in occasione del suo insediamento alla vicepresidenza nel febbraio del 2014), non ha più pubblicato i report annuali sulle adozioni internazionali, i rimborsi delle spese adottive alle famiglie sono fermi alle adozioni concluse nel 2011. C’è molto da fare  per ridare slancio alle adozioni in Italia, che hanno registrato una forte diminuzione negli ultimi . Le famiglie adottive italiane, le associazioni di genitori e gli enti adottivi guardano quindi a questa nomina sperando in un radicale cambio di rotta.

Laura Laera il 18 maggio 2016 in occasione dell’audizione davanti alla Commissione giustizia della Camera nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’attuazione della legislazione in materia di adozioni e affido ha espresso la sua visione su alcuni temi riguardanti l’attuale legge sull’adozione:È molto difficile stare al passo con i cambiamenti che abbiamo avuto in questi ultimi decenni. Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. È del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato. I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Anche noi giudici, che lavoriamo su questi temi da tanti anni, abbiamo le nostre difficoltà. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio ‘laico’”.

Sempre in Commissione giustizia, nell’ambito di un’eventuale semplificazione dell’attuale iter per l’adozione internazionale: “Stiamo molto attenti a parlare di adozioni internazionali più facili e veloci […] l’adozione internazionale non è un istituto facile. Questi tempi di attesa, questi 10-12 mesi, sono utili anche alla maturazione della coppia, che quando si avvicina al mondo dell’adozione deve compiere un percorso. Adottare non è proprio come divenire genitori di un figlio naturale, è un’altra cosa, più complessa. È necessaria una maturazione, una consapevolezza delle difficoltà dell’adozione, delle risorse che si possono mettere a disposizione. È come un tempo di gestazione”.

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