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“...una gabbianella in punto di morte chiese ad un gatto di nome Zorba di occuparsi dell’uovo che non poteva covare e poi dopo averlo covato di prendersi cura del pulcino e di impegnarsi nel compito, che a Zorba, apparve sin da subito impossibile di insegnare al piccolo gabbiano a volare e fu così che Zorba si impegnò non senza fatica a mantener le promesse fatte. Per covarlo bastò la sua disponibilità e fu sufficiente l’amore del gatto per prendersi cura della piccola ma per insegnarle a volare richiese l’aiuto di tutti gli altri gatti”.
Da storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepulveda

Questa storia ci è sembrata una metafora efficace nel rappresentare il percorso, la fatica, le asperità del progetto adottivo per tutti gli attori coinvolti siano genitori, figli o nonni.

L’aspettativa più naturale da parte dei genitori adottivi è quella di accogliere un bambino che corrisponda al loro desiderio di dare e ricevere affetto: è naturale, è legittimo. D’altra parte noi ben sappiamo che il bimbo, anche se piccolo, può aver avuto stili di attaccamento che possono renderlo diffidente ed evitante, e l’accoglierlo non vuol dire che si svilupperanno immediatamente attaccamenti affettivi. Magari quel bambino adottato ci metterà un po’ a rispondere alle attenzioni che gli sono rivolte e potrà reagire con indifferenza ma anche con ostilità. Ciò può creare un circolo vizioso: la coppia infatti, sopportando con fatica queste reazioni, potrebbe sviluppare un analogo atteggiamento(di indifferenza e di ostilità), limitando gli scambi affettivi.

Diventare genitore adottivo significa intraprendere un complesso percorso giuridico e psicologico atto a verificare la disponibilità e la capacità di fronte ad un bambino che ha subito la rottura dei legami originari all’interno di una storia dolorosa.

Le condizioni di adottabilità dei bambini presenti oggi nello scenario adottivo sono sempre più caratterizzate, sia rispetto all’adozione nazionale sia all’adozione internazionale, dalla necessità di trovare una famiglia a bambini con “bisogni speciali”: bambini grandi, bambini vittime di traumi cumulativi ed esperienze di sessualizzazione traumatica, gruppi di fratelli, bambini con un lungo periodo in istituzioni e questi minori possono presentare distacco emotivo, evitamento, freddezza, indifferenza alle relazioni e alle cure, bisogno di mettere alla prova, aggressività, rabbia.

Il percorso adottivo con un bambino con bisogni speciali ha caratteristiche tali da richiedere, inoltre, l’accompagnamento da parte di operatori esperti anche successivamente al collocamento del bambino nel nucleo adottivo. In tali situazioni, la presenza di un aiuto specialistico può rivelarsi un utile supporto affinché i genitori possano divenire base sicura e fonte di elaborazione e riparazione del trauma per il figlio.

“…Commosso dal pianto della gabbianella, che non sapeva più chi fosse (era un gatto o cibo per gatti?), Zorba le leccò le lacrime e le disse: “Sei una gabbiana…Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto…Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare”..”Volare mi fa paura” stridette Fortunata.. ”Quando succederà io sarò con te” miagolò Zorba”.